giovedì 20 maggio 2010

Aprile in Danimarca: viaggio di andata sesta parte

Escono tutti dall'ascensore dicendosi tra loro che doveva schiacciare l'altro e, mandandosi allegramente a quel paese, si uniscono a me che affannosamente cerco il gate. Lo troviamo dopo aver fatto due volte il giro dei vani ascensori per poi scoprire che l'avevamo a pochi metri. Bastava svoltare l'angolo sulla destra invece di girare intorno sulla nostra sinistra. Eccoci lì. Gia' da dieci giorni sapevo che sarebbe stato fondamentale riuscire a salire con un certo anticipo per cui avevo comprato i biglietti con la priorità. Non potevo permettermi che i bambini non stessero vicino a qualcuno di noi adulti, ma adesso che temevo di non riuscire neanche a prendere l'aereo questa esigenza passava in secondo piano. Daltronde pensavo che non esistesse persona che con un bambino incarognito vicino non avrebbe accettato uno scambio di posto. Arriviamo dal gate con la nostra pletora di bagagli. Come avevo previsto, i bambini, in una sorta di ammutinamento, avevano iniziato a farci delle leve sul trasporto dei loro trolley che quindi ci siamo ridistrubuiti tra gli adulti. Avevamo davanti una settantina di persone e noi eravamo miserabilmente gli ultimi.
Al che ho pensato. Ma non e' che questi sono senza priorita' e noi possiamo passare avanti? Cosi corro dalla tizia al banchetto superando tutti che mi guardano in cagnesco. Arrivo lì e dico:
"Mi scusi, io e la mia combriccola di disperati abbiamo la priorita', possiamo mica passare davanti?" Lei mi dice "Certo. Si sbrighi pero' che quelli con la priorita' sono gia' andati!".
Quindi chiamo tutta la mia banda che e' ancora in fondo alla coda urlando "Abbiamo la priorita' possiamo passare avanti!". Questi arrivano, ma invece di fermarsi al banchetto per mostrare i documenti, mia suocera lo supera bellamente e prende il corridoio che scende verso la pista. Viene richiamata dalla signorina e pesantemente insultata da me che ormai avevo perso il lume della ragione. Passiamo quindi tutti al banchetto e facciamo il corridoio verso la pista. In fondo al corridoio una cosa terribile. Le scale. E non solo le scale, ma pure una fila di persone lungo le scale. Mentre infatti nel corridoio, facendo camminare i bambini e trascinando tutti i bagagli con le rotelle, eravamo riusciti a stare uniti, la doppia combinazione scale piu' persone in fila ci avrebbe di certo separati. Infatti non eravamo in grado di trascinare giu per le scale cio' che trascinavamo nel corridoio. Ho detto loro di scendere e di andare verso l'auobus che portava all'aereo, io mi sarei occupato di tutto cio' che intermini di bagagli sarebbe rimasto nelle scale. Quindi loro vanno, ed io mi faccio per 3 volte le scale controcorrente (la gente infatti scendeva) per andarmi a prendere i bagagli a meta' scala o peggio in cima. In quel frangente non era raro sentire frasi del tipo "Ma chi e' quello stronzo che lascia i bagagli nelle scale?", oppure, "Che ci fa sto cazzo di passeggino qui?". Ormai io a queste situazioni ci sono abituato e non ci faccio piu' caso. Le persone normali invece le definiscono "classiche figure di cacca".
Quando ho portato tutto sull'autobus giallo che ci aspettava in pista, ed i miei si erano tutti seduti piu' o meno comodamente, esclamo "Meno male che avevamo la priorita' cosi siamo passati davanti!". Al che' l'autista dell'autobus esce dalla cabina e mi dice "Guardate, che l'autobus di quelli con la priorita' e' quello davanti. Dovete cambiare". Ma porc.put.mal .... quindi prendi i bambini, bagagli, suoceri e moglie, corri dall'autobus davanti digli di aspettare, tutti gli schemi saltano, l'autista dell'autobus prioritario mette furiosamente i bagagli nella pancia del pulman. Ed e' lì che mia moglie decide di fare il temuto check bagagli. Il famoso check bagagli consiste nel nominare tutti i bagagli ad alta voce e prenderne visione. Il check e' passato se ci sono tutti. Noooooooooooooo manca il suo trolley. Lei pensa di averlo lasciato al controllo bagagli a mano oppure che io l'abbia lasciato sulle scale. Insomma prende e parte a 200 all'ora su per le scale. L'autista dell'autobus mi guarda tra l'attonito e l'incazzato e non proferisce parola, mia suocera strilla qualcosa tipo "I bambini vanno da tutte le parti!!!!", senza ovviamente tenerne mezzo, mio suocero "Non ce la faremo mai, non ce la faremo mai ..." ed ormai ha quasi convinto pure a me. Al che disperato mi butto dentro la pancia del pulman, e belin lo trovo. Lo trovo!!!. Quello stordito dell'autista lo aveva imbelinato oltre gli altri bagagli. Era il primo bagaglio dei nostri che aveva messo dentro a nostra insaputa. Bisogna recuperare la Monica. Provo a telefonare non risponde. Me la immagino girare per l'aereoporto come superman, a velocita' della luce. Quando ormai non so piu' che fare, la vedo rispuntare dalle scale.
"Il tuo trolley è dentro!!!" Le dico. Saliamo sul bus. E' quasi fatta, quasi ....

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